Il PPWR rivoluziona il packaging europeo
Dalla riciclabilità al Design for Recycling: cosa cambia per la filiera italiana e a che punto sono KURZ e Luxoro
Per oltre trent’anni il settore degli imballaggi europeo ha fatto riferimento alla Direttiva 94/62/CE, una normativa che ha contribuito a migliorare la gestione dei rifiuti da imballaggio ma che, lasciando ampio margine di interpretazione ai singoli Stati membri, ha prodotto un’applicazione disomogenea delle regole. Con il Regolamento (UE) 2025/40, meglio conosciuto come PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation) che entrerà ufficialmente in vigore dal prossimo 12 agosto 2026, l’Unione Europea cambia completamente approccio. Non si tratta semplicemente di aggiornare le norme esistenti, ma di ridefinire il modo in cui un imballaggio viene progettato, prodotto, utilizzato e gestito al termine del suo ciclo di vita.
Il passaggio da una Direttiva a un Regolamento rappresenta un cambiamento sostanziale. Mentre una direttiva necessita di essere recepita dai singoli ordinamenti nazionali, un regolamento è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, garantendo uniformità normativa e riducendo le differenze tra i mercati europei.
Per un Paese come l’Italia, che rappresenta uno dei principali produttori europei di packaging grazie a una filiera altamente specializzata composta da cartotecniche, stampatori, converter, produttori di materiali, aziende di trasformazione e costruttori di macchine automatiche, il PPWR costituisce una sfida industriale di enorme portata.
L’obiettivo europeo non è semplicemente aumentare il riciclo. Il nuovo paradigma è molto più ambizioso: ridurre la produzione di rifiuti già nella fase di progettazione dell’imballaggio (“Design for Recycling”) applicando in maniera concreta i principi dell’economia circolare: il concetto chiave è che il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto.
Le sostanze chimiche sotto osservazione
Tra le prime misure operative previste dal PPWR vi è una significativa restrizione delle sostanze considerate critiche per l’ambiente e la salute. In particolare viene rafforzata la limitazione dei metalli pesanti come piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente.
Particolare attenzione è rivolta anche ai PFAS (Per- and Polyfluoroalkyl Substances), una vasta famiglia di sostanze fluorurate utilizzate per conferire proprietà idrorepellenti, oleorepellenti e antiaderenti. Questi composti sono estremamente persistenti nell’ambiente e vengono spesso definiti “forever chemicals” proprio perché si degradano molto lentamente. Nel settore del packaging sono stati utilizzati soprattutto nei rivestimenti destinati agli alimenti grassi o umidi.
Il fascicolo tecnico come documento strategico
Uno degli aspetti meno discussi, ma probabilmente più rilevanti del PPWR, riguarda proprio la documentazione tecnica. Ogni imballaggio deve essere supportato da un fascicolo contenente tutte le informazioni necessarie — la composizione dei materiali; la conformità chimica; la riduzione del peso; la progettazione orientata al riciclo; il rispetto dei limiti sulle sostanze pericolose — a dimostrare il rispetto dei requisiti previsti dal regolamento. Anche un componente apparentemente marginale potrebbe compromettere la riciclabilità complessiva del packaging.
Ciò implica il superamento della logica “a compartimenti stagni”. Fino ad oggi ogni operatore della filiera si occupava prevalentemente della propria fase produttiva: con il nuovo regolamento europeo ogni decisione presa da uno degli operatori può influenzare la conformità dell’intero packaging: un adesivo inadatto può compromettere il riciclo della carta; una vernice barriera non separabile può abbassare la classe di riciclabilità; un inchiostro contenente sostanze non conformi può rendere inutilizzabile l’intero imballaggio.
Questa gestione documentale diventerà probabilmente uno degli aspetti più impegnativi dell’applicazione del PPWR, soprattutto per le PMI.
Plastica, carta, inchiostri
Tra i packaging maggiormente penalizzati dal PPWR figurano gli imballaggi costituiti da materiali differenti: carta, plastica, alluminio e film barriera accoppiati tra loro. Il problema è che queste strutture risultano molto difficili da separare negli impianti di riciclo durante le fasi cosiddette di sorting. Per questo motivo il regolamento incentiva fortemente la progettazione di packaging monomateriale oppure facilmente disassemblabile.
Sul tema della plastica: il PPWR non la demonizza e non intende cancellarla dal mercato. L’obiettivo è piuttosto quello di utilizzarla soltanto quando realmente necessaria, garantire che possa essere recuperata efficacemente e premiare le soluzioni di plastica da fonti riciclate: dal 2030 molti imballaggi plastici dovranno contenere una quota minima di materiale riciclato post-consumo, variabile tra il 10% e il 35% a seconda della tipologia. Le percentuali aumenteranno progressivamente fino al 2040.
Anche la carta deve evolvere: nel PPWR gli imballaggi in carta sono sottoposti a criteri molto più severi. Le aziende dovranno prestare particolare attenzione a colle, finestre trasparenti, laminazioni, trattamenti superficiali, vernici e coating.
Gli stampatori stessi sono coinvolti in prima linea. A loro vengono richieste attente verifiche sulla presenza di metalli pesanti o PFAS, sulla composizione degli inchiostri, sulla qualità del deinking degli stampati, sulla tipologia di primer e vernici utilizzati.
Il ruolo dei brand
È evidente che anche i brand sono chiamati ad assumere un ruolo molto più attivo. Con il PPWR, la conformità normativa diventa una variabile essenziale nella scelta del packaging: marketing, ufficio acquisti, R&D e fornitori di packaging sono tutti coinvolti nelle decisioni strategiche necessarie a finalizzare una confezione.
Per molti anni il packaging è stato considerato prevalentemente una voce di costo. Oggi la prospettiva è completamente diversa: l’imballaggio rappresenta ancora uno strumento di comunicazione, protezione del prodotto e ottimizzazione logistica, ma è anche un indicatore concreto dell’impegno ambientale di un’azienda.
La conformità al PPWR diventa quindi anche un elemento competitivo e reputazionale: consumatori, distributori e investitori prestano e presteranno crescente attenzione alle performance ambientali degli imballaggi.
A che punto sono KURZ e Luxoro
L’impegno di KURZ per la sostenibilità è attivo e strategico già da tempi non sospetti, come dimostra la recente pubblicazione del Rapporto di Sostenibilità 2025.
Programmi come SLIM o RECOSYS testimoniano che l’azienda si preoccupa della quantità di PET immessa nel mercato già da diversi anni. Si è impegnata nella riduzione del PET presente nel carrier del materiale di trasferimento (portandolo da 12 micron a 10 per la stampa a caldo e a solo 6 per quella a freddo, con un brevetto esclusivo), e recupera gli scarti di lavorazione per produrre nuovo rPET da immettere sul mercato.
Anche il tema dell’impatto della nobilitazione sul sorting dei materiali è centrale nella strategia di KURZ: già da tempo l’azienda è in grado di fornire certificazioni che un packaging nobilitato mantiene comunque intatto il suo coefficiente di riciclabilità. In sostanza: il deposito di materiale di nobilitazione è talmente basso da non impedire al substrato di essere regolarmente riciclato.
PFAS e metalli pesanti, infine, sono già allineati secondo normativa.
Il vero vantaggio strategico di KURZ, tuttavia, sta nella sua natura di produttore diretto dei materiali che commercializza. L’azienda produce infatti le materie prime che utilizza, le lavora in prima persona e le distribuisce in tutto il mondo: questo permette a KURZ di mantenere il controllo completo sull’intera filiera anche e soprattutto dal punto di vista delle responsabilità e delle certificazioni richieste dal PPWR.
In conclusione, il packaging del futuro non sarà più definito soltanto dall’estetica o dalla funzionalità, ma dalla capacità di coniugare prestazioni, riciclabilità, tracciabilità e riduzione dell’impatto ambientale. La vera sfida per l’intera filiera non sarà semplicemente rispettare il regolamento, ma utilizzare questa trasformazione per ripensare il packaging come un fattore di innovazione, efficienza e competitività.


