Eventi

Insuperlabel: ecco gli 8 finalisti

Insuperlabel, giunto quest’anno alla quinta edizione, nasce come spazio di incontro tra la progettazione grafica e l’industria della stampa di etichette. Il contest prende forma da una riflessione profonda: che ruolo ha oggi l’etichetta nel racconto di un prodotto? E quanto può spingersi il design quando incontra tecnologie, materiali e competenze produttive evolute?

Edizione dopo edizione, Insuperlabel è diventato un terreno di confronto concreto per graphic designer e agenzie: un’occasione per sperimentare, misurarsi con brief reali e trasformare l’etichetta in un vero progetto culturale. Un luogo dove l’idea incontra la materia, e il segno grafico trova finalmente il suo spazio. Il contest del 2026 propone il design di un’etichetta in collaborazione con il Consorzio del Vermouth di Torino: gli 8 finalisti sono stati presentati a Packaging Premiere 2026 lo scorso Maggio. Scopriamoli insieme, nell’attesa del vincitore assoluto che verrà nominato a Ottobre.

Insuperlabel è un progetto di Auroflex. Fin dalla sua prima edizione, Luxoro è partner dell’evento, quest’anno a fianco di HP, Fedrigoni Self-Adhesives, Gruppo Saida e Zeller+Gmelin.

 

1. Federico Pelà

Un abito sartoriale per una bottiglia che racconta Torino. Al centro dell’etichetta, il toro — simbolo iconico della città — sovrasta un calice in una posa stilizzata che bilancia forza e raffinatezza. La denominazione occupa lo spazio con peso visivo deciso, realizzata in nero lucido. A fare da contrappunto, un verso poetico in script calligrafico percorre diagonalmente la bottiglia, evocando l’atmosfera e l’ora torinese per eccellenza. Il sistema fasciante si compone di due carte sovrapposte più un bollino circolare. Le nobilitazioni — finitura argentata a caldo, debossing e dettagli in oro metallizzato — completano il racconto, aggiungendo profondità tattile e qualità percepita.

 

2. Advision

Il Vermouth di Torino non nasce solo da una ricetta, ma da una cultura. E quella cultura ha un volto preciso: i portici di Torino, spazi di passaggio e memoria dove la città si racconta tra caffè storici, volte, prospettive, luci e ombre. L’etichetta è composta da due strati sovrapposti. Lo strato superiore è attraversato in diagonale dai portici sabaudi: le volte ad arco sono fustellate, lasciando affiorare il vetro scuro della bottiglia in un gioco di pieni e vuoti. Una fascia diagonale porta con sé le parole chiave del progetto: “Tradizione piemontese, da antichi saperi e nuove visioni”. Le nobilitazioni — lamina rame, bassorilievo texturizzato e braille in vernice lucida — rendono la superficie parte dell’esperienza.

 

3. David Arona

Toro, Mole Antonelliana, alambicco, artemisia e paesaggio vitivinicolo vengono estratti dalla loro rappresentazione tradizionale e trasformati in segni essenziali a tratto lineare. Un processo progettuale di sottrazione che elimina il superfluo per concentrarsi sugli elementi capaci di rendere ogni simbolo immediatamente riconoscibile: da un lato la tipografia serif, che conserva il legame con la storia e l’identità del Vermouth di Torino; dall’altro un sistema illustrativo contemporaneo, costruito attraverso un tratto uniforme, essenziale e rigoroso. L’embossing trasforma l’illustrazione in un elemento materico e tridimensionale, dove luce e ombra diventano parte integrante della composizione e contribuiscono alla percezione tattile dell’etichetta. 

 

4. Studio Nosce — Sabrina D’Amicis & Domenico Piro

Un ponte visivo tra storia e innovazione, costruito a mano su due livelli narrativi; il primo livello celebra Torino attraverso tre simboli araldici — corona, croce sabauda, toro — che inquadrano il nome “Vermouth di Torino” come una finestra di luce al centro dell’etichetta. Nel secondo livello piante e spezie si intrecciano in un pattern liberty fluido, in cui linee curve e organiche mimano l’infusione delle erbe nel vino. Ogni segno è un omaggio al tempo e alla cura artigianale racchiusi in ogni bottiglia. La carta cotone esalta la matericità dell’etichetta, aggiungendo profondità e tridimensionalità. La lamina rossa a caldo e il dato variabile sui motivi floreali completano un progetto che trasforma la visione in esperienza sensoriale.

 

5. Nicola Rausse

Un’etichetta contemporanea, giovane, visivamente accattivante. La scritta “Vermouth di Torino” reinterpreta manualmente il font Jamboree, in un lettering che si fonde con il toro e richiama l’anima industriale ma artistica di Torino, la possibilità di industrializzare il gesto senza perderne l’energia. Tra gli elementi del territorio piemontese compaiono le cime del Monviso, il fiume Po, il Toret — la tipica fontanella pubblica di Torino — e l’artemisia, botanica simbolo del vermouth. Dettagli in lamina oro donano all’etichetta una spinta più classica ed elegante, instaurando un dialogo con le forme più moderne del lettering.

 

6. Hellobarrio — Andrea Viberti

Il concept nasce dalla V di Vermouth, trasformata in un segno grafico dominante: una forma diagonale, tridimensionale e dinamica che attraversa l’etichetta e diventa struttura dell’intero sistema visivo. Il lettering si innesta nel segno, generando un’identità immediata, riconoscibile e scalabile sulla gamma attraverso variazioni cromatiche e combinazioni visive. La componente materica rafforza il carattere del progetto: carta bianca naturale, lamina scura, embossing e verniciature costruiscono un’esperienza tattile oltre che visiva. Il dato variabile introduce glifi ispirati agli ingredienti del Vermouth, diversi per ogni etichetta, trasformando la botanica del prodotto in un linguaggio grafico vivo e mutevole.

 

7. Visualya

Un manifesto futurista per il Vermouth di Torino IGP. Il progetto di Visualya trasforma l’etichetta in un’icona territoriale e culturale, attingendo al linguaggio della grafica italiana degli anni Venti e Trenta: geometrie nette, diagonali dinamiche, campiture piene e l’energia compositiva di Depero. Al centro domina il toro rosso, simbolo di Torino, scomposto in forme essenziali e volumetriche. Non una semplice illustrazione, ma un segno identitario: potente, urbano, memorabile. Sul fondo, il pattern ispirato alla volta della Mole Antonelliana diventa filigrana architettonica del territorio, senza ricorrere a citazioni descrittive. Le nobilitazioni non sono decorative: lamina, embossing e vernici serigrafiche creano contrasti tattili che amplificano il carattere manifesto dell’etichetta.

 

8. Manolito Cortese

Il progetto parte dal motivo ornamentale ricorrente nel cortile del Palazzo del Risorgimento e nel Teatro Regio — la stella ottagonale — estratto, semplificato e trasformato nel modulo generativo dell’intera identità visiva. Il pattern che ne deriva è vivace, immediato, capace di costruire un racconto territoriale senza ricorrere a simboli scontati. I colori — rosso, blu, oro, ocra — dialogano con calore e carattere, portando sulla bottiglia l’energia decorativa della città. Le nobilitazioni — lamina a caldo e rilievo — esaltano gli elementi chiave del design, aggiungendo profondità tattile e qualità percepita.

 

 

iscriviti alla newsletter • iscriviti alla newsletter • iscriviti alla newsletter •
Iscriviti alla newsletter

Una mail al mese, l’ultimo venerdì di ogni mese!

iscriviti alla newsletter • iscriviti alla newsletter • iscriviti alla newsletter •
Archivio
Luxoro.it