Packaging Première 2026: quando la fiera serve davvero
Packaging Première si è confermata, ancora una volta, una di quelle fiere che servono davvero. Non tanto (o non solo) per mostrare, quanto per parlare con il tempo giusto: con i campioni davanti, con persone diverse della filiera, con domande concrete e aspettative molto chiare.
Abbiamo presentato diverse novità e l’interesse è stato reale, soprattutto quando la conversazione è scesa sul punto che oggi conta più di tutto: cosa cambia nel packaging, cosa sta diventando criterio di scelta, dove si stanno spostando le priorità tra progetto, processi e responsabilità. In questo senso siamo contenti che lo stand abbia funzionato come punto d’incontro: non una vetrina, ma un luogo in cui competenze e prospettive differenti si sono incrociate con un bisogno comune di confronto e contenuti utili.
In fiera si è parlato di materiali, sostenibilità, tracciabilità, colore. Ma spesso la domanda, sotto traccia, era una sola: regge? Regge sul supporto giusto, nel processo giusto, con la ripetibilità che serve quando dal concept si passa alla produzione?
Tra i temi che hanno acceso più conversazioni c’è stato EXTRAORDINARI 2026, il nuovo campionario colori. Uno strumento per lavorare su luce e materia con più precisione. Il colore, oggi, viene valutato sempre più in relazione a supporto, texture, gerarchia visiva.
Un’altra conferma arrivata dallo stand riguarda i cliché h+m. In molti progetti, soprattutto premium, l’impatto nasce dalla qualità del micro-dettaglio. È uno di quei temi che diventano immediatamente chiari quando si ragiona con i campioni in mano.
Anche il talk su luce, materia e sostenibilità ha confermato la stessa cosa. Un messaggio emerso con chiarezza, anche grazie al confronto sul palco con Alessandro Carnevale insieme a Barilla, Fedrigoni e Plastigraf: la sostenibilità, quando è credibile, non è una parola messa in chiusura. È un insieme di vincoli e decisioni che entrano nel progetto fin dall’inizio.
La parte più concreta, come sempre, è stata LuxLab. Portare pack realizzati in piccolissime quantità ma con logiche e lavorazioni industriali sposta la conversazione dal gusto al controllo. Quando il progetto si gioca su registro, finiture e micro-dettagli, il prototipo aiuta a decidere prima e meglio.
Ci portiamo via energia e spunti, certo, ma soprattutto relazioni che hanno senso di continuare. L’idea è questa: non una rete di contatti, ma una comunità di partner, brand e persone che condividono un modo simile di guardare al futuro del packaging. Un futuro fatto di contenuti reali, confronto e movimento.


