Quando il cliché diventa progetto
Dal disegno alla matrice: Alessandro Giunta racconta il lavoro tecnico dietro un’etichetta costruita tra rilievi, texture e nobilitazione.
Ci sono progetti in cui la nobilitazione entra molto prima dell’effetto finale. Non arriva solo a completare l’etichetta, ma accompagna il momento in cui il disegno inizia a diventare superficie. È il caso raccontato da Alessandro Giunta, che in Luxoro segue lo sviluppo dei cliché in ottone: matrici tecniche che permettono di tradurre un progetto grafico in una lavorazione concreta, precisa e ripetibile.
L’intervista, registrata durante Packaging Première e presto disponibile all’interno dei contenuti Luxoro Academy, parte dal progetto BLOOM realizzato insieme a Idem Design, agenzia grafica, ed Etica, stampatore. Luxoro è intervenuta nella creazione del cliché e nella definizione delle soluzioni di nobilitazione più adatte a restituire il carattere dell’etichetta.
Il lavoro ha richiesto una matrice particolarmente articolata: un cliché in ottone per rilievo a secco, senza utilizzo di lamina, arricchito da texture inserite nei dettagli grafici. Foglie, elementi decorativi e grafismi sono stati lavorati con profondità diverse, così da dare movimento alla superficie e accompagnare la lettura del disegno attraverso luce e tatto. In questo caso la texture non è un dettaglio aggiunto a posteriori. È parte della costruzione del rilievo: una lavorazione ulteriore che interviene sulla superficie per renderla più ricca, più leggibile e più coerente con il motivo grafico sviluppato dall’agenzia.
Accanto al rilievo a secco, il progetto integra anche un effetto metallizzato realizzato con LUXOR® 302, un blu applicato in due differenti soluzioni tecniche: nella prima con stampa a caldo del colore e, in un secondo passaggio con un registro perfetto, un cliché per il rilievo. Nella seconda soluzione, invece, è stato applicato un blu LUXOR® con la tecnica dell’oro colato o oro serigrafico, che crea una bombatura controllata e una presenza materica riconoscibile. La complessità del progetto sta proprio nell’equilibrio tra intenzione grafica e traduzione tecnica: da una parte il disegno, dall’altra la scelta della profondità, della texture, del rilievo, della finitura e dell’effetto da applicare. Ogni elemento deve lavorare insieme agli altri, senza perdere precisione.
Per questo il progetto è stato anche un lavoro di collaborazione: insieme allo stampatore è stata individuata la soluzione più corretta per dare movimento ai dettagli, valorizzare il grafismo e mantenere una resa pulita. Il risultato mostra bene il ruolo della filiera quando il packaging viene progettato in modo condiviso. Agenzia, stampatore e partner tecnico non intervengono come passaggi separati, ma come parti dello stesso processo.
Il cliché, in questo senso, non è solo uno strumento di produzione. È il punto in cui il progetto grafico viene interpretato, calibrato e preparato per diventare risultato finale.


